Blog

Nichel: allergia sistemica e dieta

Il nichel è un metallo pesante duro, bianco-argenteo, altamente resistente all’aria e acqua.

E’ un elemento onnipresente che si trova nel suolo, nell’acqua, nell’aria e nella biosfera. Si trova nelle rocce ignee sia come metallo libero sia legato al ferro. Forma numerose leghe con altri metalli e, in particolare, per le sue proprietà siderofile, partecipa, insieme con il ferro, alla formazione dell’acciaio al nichel, estremamente duro e resistente alla corrosione.

La maggior parte del nichel prodotto nel mondo viene utilizzata per la produzione di acciaio inossidabile, usato prevalentemente per la produzione di attrezzature per il trattamento degli alimenti e per contenitori. Inoltre, viene utilizzato per la fabbricazione di monili, articoli di bigiotteria e gioielleria, orecchini, piercing, accessori di moda metallici in genere, ciondoli, chiavi, occhiali, attrezzi metallici, stoviglie, monete metalliche, tinture per ceramiche, porcellane, vetro, terracotta, coloranti per alimenti, parti di macchine. E’ usato altresì per detersivi e saponi e per cosmetici come il mascara e l’ombretto.

Il nichel è presente anche negli organismi viventi perché sia i vegetali che gli animali assumono il loro nutrimento dal suolo e dall’acqua.

I prodotti vegetali hanno un contenuto di nichel decisamente superiore rispetto ai prodotti alimentari di derivazione animale e tra gli alimenti di derivazione animale (carni, latticini e uova) l’uovo è quello a più alto contenuto.

Gli elenchi degli alimenti ad alto contenuto di nichel, ovviamente importanti ai fini di eventuali dietoterapie, non sono sovrapponibili ma variamente estesi e variabili nei contenuti.

Il motivo di queste differenze sta sostanzialmente nel fatto che non è definita una concentrazione soglia in mg/Kg rispetto al quale un alimento possa essere definito “ad alto contenuto” ma soglie diverse sono utilizzate da istituzioni o autori diversi.

Con ogni probabilità la mancata definizione di una soglia riflette le persistenti incertezze sulle dosi soglia di nichel alimentare ritenute in grado di evocare sintomi sistemici in soggetti sensibilizzati.

Anche per quanto riguarda il contenuto di nichel nei singoli alimenti i dati appaiono sovente diversi secondo le fonti e le differenze appaiono a volte rilevanti. Questo fatto, tuttavia, non è sorprendente poiché il contenuto di nichel degli alimenti è variabile in funzione del contenuto dello stesso nel suolo e nelle acque, e quindi varia di regione in regione, e in funzione del momento stagionale e degli eventi climatici.

In ogni caso per alcuni alimenti c’è accordo praticamente unanime a considerarli senza dubbio ad alto contenuto a prescindere dal contenuto di nichel nel suolo in cui sono coltivati: sono arachidi, fagioli, lenticchie, piselli e soia, che sono tutti legumi, e inoltre avena, cacao (e cioccolato), noci e nocciole, frumento intero.

La maggior parte del nichel assunto con gli alimenti non viene assorbita ma resta nel tratto gastrointestinale. Del nichel alimentare ne viene assorbita una quota fra l’1 e il 10%. Dunque anche l’assorbimento del nichel presente negli alimenti può essere variabile e fra i fattori di tale variabilità vanno annoverati l’assunzione di vit. C e di ferro. Entrambi ne riducono l’assorbimento e la loro co-ingestione può avere effetti importanti.

Le forme cliniche

All’allergia al nichel sono attribuite varie modalità di presentazione, cutanee, localizzate o sistemiche, ed extracutanee.

Schematicamente si possono distinguere

  • la dermatite allergica da contatto (DAC),
  • la sindrome da allergia sistemica al nichel (SNAS) con manifestazioni

o cutanee (cosiddetta dermatite da contatto sistemica o DSC) o extracutanee (gastrointestinali, respiratorie, neurologiche etc.).

La diagnosi di DAC da nichel si avvale, ovviamente, del patch test. E’ il test specifico della DAC ed esplora le reazioni locali di ipersensibilità ritardata, cellulo-mediata. Esso riproduce la modalità dell’esposizione del paziente al metallo, cioè il contatto cutaneo.

Decisamente più complesso è il problema della diagnosi delle manifestazione della SNAS, sindrome da allergia sistemica, cutanee (dermatite sistemica da contatto) ed extracutanee.

Queste manifestazioni sono legate all’esposizione per via respiratoria o transcutanea o parenterale o, infine, alimentare al metallo. L’unica possibilità diagnostica conclusiva è quella che riproduce l’esposizione naturale cioè il test di esposizione o provocazione.

Con la dieta di eliminazione si deve ottenere un netto miglioramento delle patologie per le quali si sospetta la responsabilità del metallo, in misura di almeno l’80%, senza l’interferenza legata a terapie farmacologiche concomitanti. Ma non è definito uno score obiettivo per valutare il miglioramento ed in alcuni casi ci si deve affidare alla sensazione soggettiva dei pazienti, notoriamente non sempre affidabile.

Tratto da “Il nickel: l’allergia sistemica e la dieta”

Silvio Pizzutelli – settembre 2010

Nichel: allergia sistemica e dieta ultima modifica: 2015-11-17T17:46:24+00:00 da Simona Spada
Biologa Nutrizionista

Simona Spada

Laureata in Scienze Biosanitarie (indirizzo nutrizionistico) nel 2007 presso l’Università degli Studi di Bari. Ho conseguito un master in Certificazione e Marketing nel settore agroalimentare, presso CSAD (Centro Studi Ambientali e Direzionali) e successivamente un Master in Nutrizione Umana, presso A.B.A.P. (Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.